Salviamo l’Organo Antegnati

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Per salvare uno dei simboli della nostra città, insieme Parrocchia, Comune e FAI con l’appoggio anche di prestigiosi rappresentanti delle istituzioni musicali e culturali cittadine.

L’eccezionale Organo Antegnati, custodito nella Cattedrale di Brescia dal 1536, rischia di non suonare più: il logorio del tempo ha profondamente danneggiato il suo meccanismo e il prezioso strumento necessita di un importante intervento di restauro.

Per fare ciò è necessario un lavoro di recupero profondo, soprattutto sulle canne in stagno (l’Organo Antegnati conta più di 1200 canne) perché questo materiale con lo scorrere del tempo assume una consistenza cristallina. Sono necessari interventi di alta professionalità e assai accurati. Il costo dell’operazione è stimato sui 260 mila euro, senza i quali non saranno possibili i lavori di restauro.

La sfida per salvarlo è partita tempo fa dalla Parrocchia della Cattedrale di Brescia, dal Comune di Brescia e dalla delegazione locale del FAI, che insieme hanno dato vita a importanti operazioni di sensibilizzazione, fra le quali la recente campagna nazionale del FAI sui “Luoghi del cuore” che ha visto posizionare al dodicesimo posto, con oltre 20 mila voti, l’organo Antegnati.
Ora, il progetto entra nella determinante fase della raccolta fondi con una campagna di comunicazione (ideata e coordinata dall’agenzia Ellisse di Brescia) destinata a tutta la ciitadinanza e, in particolare, a chi ha a cuore il destino di uno dei simboli della nostra città che da secoli scandisce con le sue preziose note i ritmi e i riti della comunità.

Lo slogan che caratterizza la campagna è proprio “Aiutaci a NON fermare questa musica”, invito e sollecitazione che, attraverso i vari mezzi utilizzati, viene scandito da alcuni noti rappresentanti del mondo musicale e culturale cittadino quali
Pier Carlo Orizio, Daniele Alberti, Flavio Dassenno e Bruno Strada, primi testimonial del progetto a dichiarare il loro attaccamento ad un importante pezzo della nostra storia.

L’Organo Antegnati ha una storia antichissima: era il 1536 quando Gian Giacomo, erede della famosissima famiglia di organisti bresciani, costruì lo strumento, di scuola italiana, formato da 61 tasti e la pedaliera da 24 pedali. Il suo timbro è apparentemente neutro; in realtà, a un ascolto più attento, risulta dolce, dalle mille sfumature affidate alle sottilissime differenze di misure di ogni canna e a una perfetta intonazione.

Oggi questi inestimabili suoni (“che non da mano di huomo, ma da natura creati paion”, così si legge nelle antiche cronache) rischiano di perdersi per sempre.

Si mobiliteranno tante persone e risorse,
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